Nei casi più complessi e delicati, il nome di Bari torna con sempre maggiore frequenza grazie al lavoro e all’autorevolezza di studiosi e professionisti come 𝐑𝐨𝐛𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐂𝐚𝐭𝐚𝐧𝐞𝐬𝐢, 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐈𝐧𝐭𝐫𝐨𝐧𝐚 ed 𝐄𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨 𝐍𝐮𝐳𝐳𝐨𝐥𝐞𝐬𝐞. Dal caso Garlasco agli accertamenti sul trapianto del piccolo Domenico Caliendo, fino alla tragedia della ricina in Molise, il Policlinico di Bari e l’Università di Bari si confermano punti di riferimento nazionali per la medicina legale, la criminologia e la psichiatria forense. 𝐔𝐧 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐞 𝐝𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚, 𝐫𝐢𝐠𝐨𝐫𝐞 𝐞 𝐜𝐫𝐞𝐝𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀, al servizio della verità e della giustizia.
Bari, capitale silenziosa delle competenze forensi
Ci sono vicende giudiziarie nelle quali la ricerca della verità richiede competenze tecniche estremamente specialistiche. Non basta leggere un fascicolo, ricostruire una dinamica o valutare una testimonianza. Servono medici legali, psichiatri forensi, criminologi, odontologi forensi, anatomopatologi, tossicologi e consulenti capaci di trasformare dati scientifici complessi in elementi utili all’accertamento giudiziario.
In questo scenario, Bari occupa da anni una posizione di assoluto rilievo. L’Istituto di medicina legale del Policlinico di Bari e la tradizione scientifica dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” hanno formato professionisti oggi chiamati da procure, tribunali, difese e parti civili in procedimenti di rilevanza nazionale.
Non si tratta soltanto di incarichi individuali, ma di una vera e propria scuola: un ambiente accademico e professionale in cui medicina legale, criminologia, psichiatria forense e identificazione personale si intrecciano con il diritto, la prova scientifica e le esigenze concrete della giustizia.
Il caso Garlasco e il ruolo della psichiatria forense
Tra i procedimenti che hanno riportato l’attenzione nazionale sulle competenze baresi vi è il caso Garlasco. In relazione alla posizione di Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, la Procura di Pavia ha nominato il professor Roberto Catanesi come consulente tecnico del pubblico ministero. Catanesi, professore ordinario di Psicopatologia forense all’Università di Bari, psichiatra e criminologo, è uno dei nomi più autorevoli della psichiatria forense italiana. Il suo compito riguarda uno dei profili più delicati del processo penale: valutare la capacità di intendere e di volere, l’eventuale presenza di disturbi psichici incidenti sull’imputabilità e la possibile pericolosità sociale.
Sono accertamenti che possono incidere profondamente sulla qualificazione giuridica di una vicenda, sulla posizione dell’indagato e sulla direzione del procedimento. In casi mediaticamente esposti e giuridicamente complessi, la consulenza psichiatrico-forense non è un elemento accessorio, ma uno snodo centrale per consentire alla magistratura di disporre di una valutazione tecnica fondata, prudente e verificabile.
Il trapianto del piccolo Domenico Caliendo e gli accertamenti al Policlinico di Bari
Un altro caso che ha visto Bari al centro dell’attività peritale riguarda la morte del piccolo Domenico Caliendo, deceduto all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore eseguito con un organo proveniente da Bolzano e risultato deteriorato. L’incidente probatorio si è svolto presso l’Istituto di medicina legale del Policlinico di Bari. Qui i periti nominati dal giudice e i consulenti delle parti hanno esaminato i due cuori coinvolti nella vicenda: quello trapiantato e quello espiantato dal bambino. In procedimenti di questo tipo, la medicina legale assume un ruolo decisivo. Occorre accertare cause, concause, nessi eziologici, condizioni dell’organo, modalità di conservazione e possibili responsabilità professionali. Ogni valutazione deve essere condotta con metodo scientifico, perché da essa possono dipendere non solo l’accertamento della verità processuale, ma anche la tutela della memoria della vittima e dei diritti delle persone coinvolte.
Il fatto che un passaggio così delicato sia stato affidato a strutture e competenze baresi conferma la fiducia riposta nel Policlinico di Bari come sede qualificata per accertamenti medico-legali di elevata complessità.
La tragedia della ricina in Molise
Bari compare anche negli accertamenti relativi alla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute a Pietracatella, in Molise, in una vicenda collegata a un’intossicazione da ricina. Gli esami istologici sui campioni di organo prelevati durante le autopsie sono stati eseguiti al Policlinico di Bari. Gli accertamenti hanno avuto lo scopo di verificare la compatibilità delle alterazioni riscontrate con un quadro di intossicazione acuta da ricina.
Anche in questo caso emerge l’importanza della medicina legale come disciplina di confine tra scienza e diritto. La prova tossicologica e istologica, quando correttamente interpretata, può contribuire a chiarire dinamiche altrimenti difficili da ricostruire, soprattutto in vicende nelle quali la causa della morte richiede indagini altamente specialistiche.
Francesco Introna e la tradizione della medicina legale barese
Quando si parla di medicina legale a Bari, uno dei riferimenti più importanti è il professor Francesco Introna, ordinario di Medicina Legale e protagonista di numerose consulenze e perizie in casi giudiziari di grande rilievo.
Nel corso degli anni, Introna è stato coinvolto in procedimenti che hanno segnato la cronaca giudiziaria italiana: dall’omicidio di Meredith Kercher al caso David Rossi, dall’omicidio di Melania Rea al caso Stefano Cucchi, fino alla tragedia di Ciccio e Tore e al cold case di Elisa Claps.
Il suo percorso testimonia la forza di una scuola medico-legale capace di intervenire nei contesti più diversi: omicidi, morti sospette, identificazioni, ricostruzioni lesive, accertamenti autoptici e valutazioni tecnico-scientifiche richieste dall’autorità giudiziaria.
La medicina legale, in questa prospettiva, non è soltanto una disciplina accademica. È uno strumento di garanzia. Serve a dare metodo all’indagine, a evitare conclusioni affrettate, a distinguere ciò che è scientificamente dimostrabile da ciò che resta ipotesi, suggestione o narrazione mediatica.
Emilio Nuzzolese e l’odontologia forense
Tra i professionisti formati a Bari e oggi riconosciuti a livello nazionale e internazionale vi è anche Emilio Nuzzolese, odontoiatra forense laureato a Bari e attualmente professore associato di Medicina legale all’Università di Torino, dove è responsabile del laboratorio di identificazione personale e Odontologia forense (LIPOF). La sua attività riguarda uno degli ambiti più specifici e delicati della scienza forense: l’identificazione personale attraverso elementi odontologici, la comparazione dentaria, l’analisi di resti umani, il contributo tecnico nei disastri di massa, nei cold case e nei casi di corpi senza identità. Ê stato anche giudice onorario minorile, impegnato nel contrasto al matrattamento e trascuratezza dei minori.
L’odontologia forense rappresenta una risorsa essenziale nei procedimenti in cui l’identificazione non può avvenire attraverso strumenti ordinari. I denti, le arcate, le protesi, le terapie odontoiatriche, la documentazione clinica e persino i selfie possono diventare elementi decisivi per restituire un nome a una vittima e una risposta ai familiari.
Nuzzolese è stato coinvolto anche in casi di grande attenzione mediatica, tra cui il delitto di via Poma, relativo all’omicidio di Simonetta Cesaroni. In quella vicenda, l’analisi di una possibile traccia di morso umano sul corpo della vittima ebbe un ruolo significativo nel confronto tecnico-processuale.
Una rete di competenze al servizio della giustizia
Dai grandi processi penali ai cold case, dagli accertamenti autoptici alle valutazioni psichiatriche, dalle indagini tossicologiche all’identificazione personale, Bari si conferma un laboratorio nazionale di competenze forensi. Il dato più rilevante non è soltanto la presenza di singoli professionisti autorevoli, ma la continuità di una tradizione scientifica. Una tradizione costruita su formazione universitaria, attività clinica, ricerca, esperienza giudiziaria e confronto costante con le esigenze della magistratura.
Quando un caso giudiziario diventa particolarmente complesso, la qualità della consulenza tecnica può fare la differenza. Può orientare correttamente le indagini, chiarire aspetti controversi, ridurre il rischio di errore e consentire al giudice di valutare elementi scientifici con maggiore consapevolezza.
È in questo spazio, tra scienza e processo, che Bari ha saputo costruire una reputazione solida.
Bari come riferimento nazionale per la giustizia
Il filo che unisce il caso Garlasco, il trapianto del piccolo Domenico Caliendo, la tragedia della ricina in Molise e le numerose vicende seguite negli anni da professionisti come Catanesi, Introna e Nuzzolese è chiaro: Bari è diventata un punto di riferimento nazionale per chi cerca competenza forense di alto livello.
Il Policlinico di Bari e l’Università di Bari rappresentano oggi un patrimonio scientifico e professionale che va oltre i confini regionali. Da qui partono periti, consulenti e specialisti chiamati a intervenire in tutta Italia, nei procedimenti più delicati e nelle vicende in cui l’accertamento tecnico può incidere profondamente sulla ricostruzione della verità.