Ri-umanizzare l’educazione: da Verona la testimonianza dell’insegnante Mariangela Squicciarini
Alla Biennale internazionale di Convergence(s) pour l’Éducation Nouvelle, oltre 400 educatori si sono confrontati sul futuro della scuola, sulla pedagogia attiva e sull’educazione alla pace. Tra i partecipanti Mariangela Squicciarini, insegnante della scuola dell’infanzia e iscritta al Movimento di Cooperazione Educativa (MCE), che racconta un’esperienza di confronto internazionale e riflessione sul ruolo dell’educazione nella società contemporanea.
Che cosa significa mettere davvero il bambino al centro dell’educazione? Come può la scuola contribuire a costruire una società più democratica, inclusiva e capace di affrontare i conflitti attraverso il dialogo?
Sono alcune delle domande che hanno accompagnato la quinta Biennale internazionale di Convergence(s) pour l’Éducation Nouvelle, svoltasi a Verona dal 29 ottobre al 1° novembre 2026, dedicata al tema “Ri-umanizzare l’educazione”.
La manifestazione, ospitata per la prima volta in Italia, ha riunito centinaia di insegnanti, educatori e pedagogisti provenienti da oltre 27 Paesi, per condividere esperienze e metodologie fondate sulla cooperazione, sulla partecipazione e sul rispetto della persona.
L’iniziativa ha coinvolto differenti realtà impegnate nella promozione dell’educazione attiva, tra cui il Movimento di Cooperazione Educativa (MCE). Tra i partecipanti le insegnanti della scuola dell’infanzia Maria Antonietta Remi e Mariangela Squicciarini, iscritta anche al MCE, che ha preso parte a laboratori, incontri e momenti di confronto internazionale.
Mariangela Squicciarini: «Interessante incrociare culture e modi diversi di fare educazione»
Per la dr.ssa Squicciarini, uno degli aspetti più significativi dell’esperienza è stato proprio il carattere internazionale della Biennale.
«È stato interessante soprattutto incrociare le culture e i diversi modi di approcciarsi all’educazione, e quindi di confrontarsi su questo», racconta l’insegnante.
Un’esperienza che è andata oltre l’aggiornamento professionale, favorendo l’incontro tra persone accomunate dalla convinzione che educare non significhi soltanto trasmettere conoscenze, ma costruire relazioni, responsabilità e partecipazione.
Il confronto con insegnanti di altri Paesi ha permesso di osservare come principi pedagogici condivisi possano tradursi in pratiche differenti, influenzate dai contesti culturali e sociali. Un aspetto particolarmente importante nella scuola dell’infanzia, dove l’apprendimento nasce dall’esperienza, dalla relazione e dalla scoperta.
Dalle emozioni all’educazione alla pace: i laboratori più significativi
La Biennale ha proposto numerosi atelier, laboratori partecipativi e testimonianze dedicati alle pedagogie attive. Tra quelli seguiti da Mariangela Squicciarini, particolare interesse hanno suscitato le attività dedicate alle emozioni, all’educazione alla pace e alle tecniche artistiche ispirate alla pedagogia di Célestin Freinet.
Sono ambiti che trovano una naturale applicazione nella scuola dell’infanzia. Educare alle emozioni significa aiutare i bambini a riconoscere ciò che provano, a esprimerlo e a comprendere i sentimenti degli altri.
L’educazione alla pace non consiste soltanto nel parlare di convivenza pacifica, ma nell’organizzare esperienze quotidiane di ascolto, cooperazione, gestione dei conflitti e rispetto reciproco. Anche le attività artistiche diventano strumenti di espressione e partecipazione collettiva, permettendo ai bambini e alle bambine di essere protagonisti del proprio apprendimento.
L’eredità di Célestin Freinet e il Movimento di Cooperazione Educativa (MCE)
Un riferimento centrale della Biennale è stato il patrimonio pedagogico di Célestin Freinet, educatore francese tra i protagonisti del rinnovamento scolastico del Novecento.
La sua proposta attribuisce particolare importanza all’esperienza concreta, alla libera espressione, alla cooperazione e alla partecipazione attiva degli alunni.
Tecniche come il testo libero, la corrispondenza scolastica e la ricerca cooperativa hanno contribuito a trasformare il rapporto tra insegnamento e apprendimento.
In Italia questa tradizione trova una delle sue espressioni nel Movimento di Cooperazione Educativa, che continua a promuovere una scuola democratica, inclusiva e attenta alla crescita integrale dell’alunno.
Per la dr.ssa Squicciarini, la Biennale ha rappresentato anche l’occasione per confrontarsi con la dimensione internazionale di questo patrimonio pedagogico e con la responsabilità sociale dell’educatore.
Una scuola democratica si costruisce fin dall’infanzia
Uno dei messaggi centrali della manifestazione riguarda il ruolo della scuola nella formazione di cittadini consapevoli. L’educazione democratica può iniziare molto prima dello studio delle istituzioni: quando un bambino/a impara ad ascoltare un compagno, ad aspettare il proprio turno, a esprimere un’opinione o a risolvere un conflitto attraverso la parola.
La scuola dell’infanzia rappresenta così uno dei primi luoghi nei quali sperimentare concretamente la convivenza, la partecipazione e il pensiero critico.
La pedagogia attiva riconosce il bambino e la bambina come soggetto capace di contribuire alla costruzione del proprio percorso educativo. Non significa ridimensionare il ruolo dell’insegnante, ma valorizzarlo come guida e organizzatore di esperienze significative.
Le testimonianze internazionali: quando l’esperienza diventa formazione
Accanto ai laboratori, Mariangela Squicciarini ha particolarmente apprezzato le testimonianze di insegnanti con una lunga esperienza nei movimenti dell’educazione attiva.
Tra quelle ricordate figura l’intervento dell’insegnante e psicopedagogista proveniente dal Messico, Teresita Garduno Rubio che ha condiviso il proprio modo di interpretare e praticare la pedagogia.
Questi incontri hanno permesso di osservare come principi educativi comuni possano tradursi in esperienze concrete, anche in contesti molto differenti da quello italiano. Il confronto internazionale consente, dunque, di riconoscere problemi condivisi, ma anche di scoprire soluzioni originali e pratiche adattabili alla propria realtà scolastica.
Per Mariangela Squicciarini, il significato più importante di queste esperienze si riconduce a un principio fondamentale: mettere il bambino e l’educazione al centro.
Dalla Biennale alla quotidianità della scuola dell’infanzia
Il valore di un’esperienza formativa non si esaurisce nei giorni del convegno. La vera sfida è trasformare gli stimoli ricevuti in nuove opportunità educative.
I temi approfonditi a Verona possono offrire spunti per attività dedicate all’espressione delle emozioni, alla cooperazione, alla creatività e alla costruzione condivisa delle regole. Non si tratta di applicare meccanicamente una tecnica, ma di adattarla ai bisogni e alle caratteristiche del gruppo.
La partecipazione di Mariangela Squicciarini alla Biennale testimonia l’importanza di una formazione continua alimentata dalla curiosità professionale e dalla disponibilità al confronto.
Ri-umanizzare l’educazione significa rimettere al centro le relazioni
La Biennale di Verona ha proposto una riflessione che riguarda non soltanto gli insegnanti, ma l’intera società. In un’epoca di profonde trasformazioni tecnologiche, culturali e sociali, la scuola è chiamata a interrogarsi sul significato dell’apprendimento e sul proprio contributo alla formazione delle nuove generazioni.
Ri-umanizzare l’educazione significa riconoscere che ogni bambino e ogni bambina possiede una propria storia, sensibilità, capacità e modalità di apprendimento. Significa promuovere una scuola nella quale la cooperazione abbia lo stesso valore della crescita individuale e il rispetto delle differenze diventi un’esperienza quotidiana.
La testimonianza di Mariangela Squicciarini restituisce proprio questo significato alla Biennale: un incontro tra culture e pratiche educative diverse, accomunate dalla volontà di costruire una scuola più umana, partecipativa e democratica.
Educare non significa soltanto preparare i bambini al futuro, ma offrire loro, fin dai primi anni di vita, la possibilità di sperimentare concretamente un modo migliore di vivere insieme.
Fonti
- Biennale internazionale di Convergence(s) pour l’Éducation Nouvelle
- INDIRE – La scuola come palestra di democrazia.
- FlipNews – La Biennale internazionale a Verona.
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Intervista a Mariangela Squicciarini, 1° novembre 2026, trascrizione fornita per la redazione dell’articolo.


