Intelligenza artificiale in odontologia forense: le riflessioni del prof. Emilio Nuzzolese
Dall’analisi delle radiografie dentali all’identificazione delle persone scomparse: opportunità, limiti e prospettive dell’intelligenza artificiale nelle scienze forensi.
L’intelligenza artificiale sta aprendo nuove prospettive anche nell’odontologia forense, la disciplina che, tra le sue diverse finalità, utilizza le informazioni dentali per contribuire all’identificazione umana e alle indagini medico-legali.
Radiografie, cartelle odontoiatriche, fotografie del sorriso e scansioni tridimensionali possono contenere caratteristiche individualizzanti, utili per confrontare i dati di una persona scomparsa con quelli rilevati su resti umani non identificati.
Oggi, grazie all’intelligenza artificiale (IA), alcune di queste informazioni possono essere analizzate attraverso algoritmi capaci di riconoscere caratteristiche anatomiche e trattamenti odontoiatrici, nonché di supportare la stima dell’età dentale, facilitando il lavoro degli esperti.
Cosa può fare l’intelligenza artificiale nell’odontologia forense?
Le applicazioni più promettenti riguardano l’analisi automatizzata delle radiografie dentali, il riconoscimento delle caratteristiche morfologiche dei denti, la stima dell’età attraverso indicatori dentali e il supporto alla comparazione tra dati ante-mortem e post-mortem.
Questi strumenti potrebbero risultare particolarmente utili nelle operazioni di identificazione delle vittime di disastri di massa (Disaster Victim Identification, DVI), quando occorre esaminare rapidamente grandi quantità di documentazione odontologica.
Secondo il prof. Emilio Nuzzolese, odontologo forense impegnato nella ricerca e nell’identificazione delle persone scomparse e dei corpi senza nome, la questione fondamentale non riguarda esclusivamente le capacità degli algoritmi.
«Possiamo sviluppare sistemi di intelligenza artificiale sempre più sofisticati, ma se non disponiamo delle informazioni odontologiche raccolte durante la vita di una persona, le possibilità di effettuare una comparazione identificativa rimangono inevitabilmente limitate. L’integrazione delle informazioni dentali, anche non strettamente odontoiatriche, con altri dati biometrici, caratteristiche fisiche e segni particolari può ampliare concretamente le potenzialità dell’intelligenza artificiale nei processi di identificazione umana. È proprio in questa direzione che stiamo lavorando con Identity Mark, una nuova applicazione per la raccolta preventiva di informazioni identificative, per la quale è stata già depositata domanda di registrazione del marchio».
La riflessione richiama l’importanza della raccolta preventiva dei dati odontologici, della corretta conservazione delle cartelle cliniche e delle radiografie, nonché della sensibilizzazione dei cittadini sul valore identificativo delle informazioni dentali.
Già oggi è importante conservare la propria documentazione odontoiatrica, anche attraverso il Fascicolo Sanitario Elettronico, secondo le funzionalità di caricamento disponibili. A dicembre 2026 è inoltre previsto il rilascio di Identity Mark, un’applicazione gratuita concepita per consentire ai cittadini di raccogliere e conservare preventivamente informazioni personali utili a un’eventuale futura identificazione.
Anche una semplice fotografia del sorriso può rappresentare una fonte di informazioni potenzialmente utili, soprattutto quando altri elementi identificativi non sono disponibili.
Tecnologia e responsabilità: l’esperto rimane indispensabile
L’intelligenza artificiale non è infallibile. Gli algoritmi possono produrre risultati inesatti, soprattutto quando vengono utilizzati dati incompleti, immagini di scarsa qualità o archivi non rappresentativi delle diverse popolazioni.
Per questo motivo, ogni risultato deve essere interpretato e verificato da professionisti qualificati, secondo metodologie scientificamente validate.
«L’intelligenza artificiale deve aiutare l’odontologo forense a riconoscere e confrontare le informazioni, non sostituirsi alla sua valutazione scientifica e alla responsabilità professionale», sottolinea Nuzzolese.
Il futuro dell’identificazione umana comincia dalla prevenzione
La prospettiva più interessante è quella di integrare innovazione tecnologica, documentazione odontologica e tutela del diritto all’identità. Non si tratta soltanto di identificare più velocemente una persona dopo la morte, ma anche di creare durante la vita le condizioni che possano rendere possibile una futura identificazione.
In questo scenario, gli odontoiatri possono svolgere un ruolo importante, contribuendo alla qualità, alla conservazione e alla disponibilità della documentazione clinica.
Ma anche i cittadini possono diventare protagonisti della prevenzione identificativa, attraverso la raccolta e la conservazione consapevole di informazioni individualizzanti.
È il principio che ispira anche Identikid, un’altra iniziativa promossa dal prof. Nuzzolese per sensibilizzare sull’importanza della raccolta preventiva di informazioni utili all’identificazione, con particolare attenzione ai minori.
L’intelligenza artificiale rappresenta quindi una risorsa promettente per l’odontologia forense, purché il progresso tecnologico sia accompagnato da una cultura della prevenzione identificativa, della responsabilità scientifica e del rispetto della dignità umana.


