Perché parlare di Odontostomatologia Forense

Dai denti al complesso orale e maxillo-facciale. Una riflessione sulla denominazione della disciplina, sull’identità professionale dell’odontoiatra e sulla necessità di definire con maggiore precisione competenze, formazione e responsabilità nell’ambito forense.

Riflessione sul futuro dell’odontologia forense: partiamo da una domanda apparentemente semplice: l’espressione “odontologia forense” descrive ancora in maniera completa ciò che questa disciplina può offrire?
I denti ne costituiscono certamente il nucleo storico e continuano a rappresentare una fonte straordinaria di informazioni, soprattutto nell’identificazione personale e la stima dell’età biologica. Ma il contributo dell’odontoiatra esperto in ambito forense può estendersi, secondo competenze specificamente acquisite e documentate, all’intero complesso orale e maxillo-facciale e alle strutture craniofacciali pertinenti.
Per questo ritengo utile iniziare a discutere più apertamente di odontostomatologia forense, ovvero di  Forensic Odonto-Stomatology.

Dal medico odontoiatra al medico odontostomatologo

La questione terminologica si inserisce, anche, in una riflessione ancora più ampia sull’identità della nostra professione. Da anni considero utile aprire un confronto sulla denominazione di medico odontoiatra che pare sia orientato verso la denominazione di medico odontostomatologo.
Non si tratta di una semplice rivendicazione lessicale né del tentativo di attribuire alla professione competenze che non le appartengono. Si tratta, piuttosto, di rendere più immediatamente riconoscibile la natura medica della formazione e dell’attività odontoiatrica e il fatto che il nostro campo di osservazione non coincide con il singolo dente.
L’odontoiatra studia, diagnostica, previene e tratta condizioni che interessano denti, parodonto, mucose orali, arcate, occlusione, mascelle e strutture anatomiche funzionalmente correlate. La stessa prospettiva può trovare una naturale traduzione nell’attività forense. Del resto, la stessa denominazione “odontoiatra” conserva nel suffisso -iatra il riferimento etimologico al greco iatrós, “medico”. In questa prospettiva, la denominazione medico odontostomatologo appare probabilmente la più coerente per esprimere, insieme, la natura medica della professione e l’estensione delle competenze al complesso stomatognatico e maxillo-facciale.

Una denominazione che ha già una storia internazionale

L’espressione forensic odonto-stomatology non è una costruzione recente. La Fédération Dentaire Internationale (FDI) promuove a livello internazionale questo settore dal 1968. Cinque anni più tardi, nel 1973, a Parigi venne costituita l’organizzazione internazionale che sarebbe divenuta l’attuale International Organization for Forensic Odonto-Stomatology – IOFOS. Ancora oggi la principale organizzazione internazionale del settore conserva espressamente Odonto-Stomatology nella propria denominazione.
Anche la rivista ufficiale dell’organizzazione porta il nome di Journal of Forensic Odonto-Stomatology, pubblicato con questa denominazione dal 1983.

Ho partecipato al mio primo meeting IOFOS a Leuven nel 2005. Per me fu un incontro particolarmente significativo con una comunità scientifica internazionale che già allora interpretava questa disciplina come qualcosa di più ampio della sola comparazione dei denti. Non è certamente l’unico appuntamento dedicato all’odontostomatologia forense, ma la sua cadenza triennale lo rende un’occasione particolarmente importante di aggiornamento, confronto e crescita professionale per noi odontoiatri.

Odontostomatologia forense non significa “competenza su tutto il cranio”

Questo punto deve essere chiarito. Parlare di odontostomatologia forense non significa attribuire all’odontoiatra una competenza esclusiva sul cranio umano, né sovrapporre il suo ruolo a quello dell’antropologo forense, del medico legale, del radiologo o di altri specialisti. Al contrario.
Una denominazione più precisa deve accompagnarsi a una definizione altrettanto rigorosa dei confini di competenza. L’odontostomatologo forense dovrebbe offrire un contributo specialistico nell’esame e nell’interpretazione del complesso orale e maxillo-facciale e delle strutture craniofacciali pertinenti, nei limiti della propria formazione e delle competenze documentate.
Quando l’analisi richiede conoscenze antropologiche, genetiche, anatomo-patologiche o radiologiche ulteriori, il metodo corretto non è sostituirsi agli altri professionisti, ma lavorare insieme a loro.
La multidisciplinarietà, in questo settore, non è una debolezza. È una condizione della qualità scientifica.

La terminologia deve tradursi in formazione

Cambiare una parola senza cambiare la formazione avrebbe poco significato. Se vogliamo parlare di odontostomatologia forense, occorre parallelamente discutere di: curricula formativi, requisiti di competenza, esperienza pratica, qualità dell’esame post-mortem, radiologia forense, procedure DVI, identificazione comparativa, traumatologia, responsabilità dell’esperto e sistemi di quality assurance. In altre parole di una scuola di specializzazione in “odontoiatria legale e odontostomatologia forense”.

IOFOS continua del resto a sviluppare raccomandazioni specifiche per garantire qualità e standardizzazione delle attività professionali. Proprio nel 2026 sono state aggiornate, per esempio, le raccomandazioni sulla valutazione forense dell’età dentale nei viventi.
Una denominazione più ampia comporta quindi una responsabilità maggiore: dimostrare le competenze che quella denominazione presuppone.

Una proposta di confronto, non una conclusione

Non propongo di sostituire dall’oggi al domani un termine consolidato. Propongo di aprire un confronto. Tra società scientifiche, università, odontoiatri, medici legali, antropologi, istituzioni e professionisti delle scienze forensi. Occorre discutere della terminologia, ma soprattutto di ciò che vi sta dietro: formazione, competenze, limiti professionali, responsabilità e standard.

“Come vogliamo chiamare questa disciplina? Quale contributo vogliamo che il professionista formato in questa disciplina sia realmente in grado di offrire alla scienza forense, alla giustizia e alle attività umanitarie?”

Dai denti al volto, dall’identificazione alla dignità

Le parole non sono neutre. Definiscono un campo scientifico, orientano la formazione e contribuiscono a stabilire aspettative e responsabilità. Per questo considero Odontostomatologia Forense – Forensic Odonto-Stomatology una denominazione sulla quale vale la pena tornare a riflettere.
Non per diminuire la centralità dei denti, ma per collocarli nel sistema anatomico e professionale al quale appartengono.
Dai denti al complesso orale e maxillo-facciale. Dall’identificazione alla dignità della persona.
È forse questa la direzione nella quale l’odontologia (odontostomatologia) forense può continuare a crescere.


Fonti essenziali: International Organization for Forensic Odonto-Stomatology (IOFOS), storia e finalità dell’organizzazione; IOFOS, Fifty years of IOFOS (1973–2023): a historical overview; Journal of Forensic Odonto-Stomatology; IOFOS, Textbook of Forensic Odonto-Stomatology.

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Prof. Emilio Nuzzolese
Medico-Odontoiatra (n. 885 albo odontoiatri Bari) e Giurisperito
Docente di Medicina Legale e Odontologia Forense (Università di Torino), Consulente Tecnico d'Ufficio e Perito (Tribunale di Bari). Impegnato nell'Odontoiatria Sociale e nella Divulgazione Scientifica.
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