Ossa nel muro di un bar a Bergamo: i denti possono aiutare a restituire un’identità
Il ritrovamento di resti umani durante i lavori di ristrutturazione di un locale di Bergamo riporta l’attenzione su un settore poco conosciuto dell’odontoiatria: l’identificazione personale attraverso denti, radiografie e documentazione odontoiatrica.
Un cranio con alcuni denti e un osso lungo nascosti all’interno di un vecchio muro.
È quanto emerso durante i lavori di ristrutturazione dell’ex bar Crystal, in Borgo Santa Caterina a Bergamo, trasformando un intervento edilizio in un’indagine scientifica sulla possibile identità di una persona vissuta molti anni fa.
Secondo quanto riportato dalla stampa, i resti appartengono a un individuo adulto, ma al momento non sono ancora noti sesso, identità ed epoca della morte. Sul caso sono impegnati gli specialisti del LABANOF – Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’Università degli Studi di Milano, diretto dalla prof.ssa Cristina Cattaneo.
Gli accertamenti dovranno contribuire innanzitutto a stabilire l’epoca alla quale risalgono i reperti. La datazione mediante radiocarbonio richiederà alcune settimane.
Ma proprio la presenza del cranio e di alcuni denti richiama l’attenzione su una delle metodiche utilizzate nell’identificazione umana: l’odontologia forense.
«I denti sono cruciali nel processo identificativo»
«I denti sono cruciali nel processo identificativo», sottolinea il prof. Emilio Nuzzolese, odontoiatra forense e responsabile del Laboratorio di Ricerca in Identificazione Personale e Odontologia Forense, che svolge anche attività pro bono in favore delle famiglie delle persone scomparse.
Il motivo risiede nelle caratteristiche stesse dell’apparato dentario. I denti sono tra le strutture più resistenti dell’organismo umano e possono conservarsi anche quando altri tessuti sono fortemente deteriorati. Ma il loro valore identificativo non dipende soltanto dalla resistenza. Otturazioni, corone, ponti, impianti, trattamenti canalari, denti mancanti, anomalie, caratteristiche anatomiche e posizione degli elementi dentari costituiscono evidenze dentali che, considerate nel loro insieme, possono assumere un elevato valore individualizzante.
Informazioni odontoiatriche ed evidenze dentali: una distinzione importante
Nel processo identificativo è utile distinguere tra informazioni odontoiatriche ed evidenze dentali.
Le prime comprendono ciò che è stato prodotto e registrato nell’ambito dell’assistenza odontoiatrica: cartelle cliniche, odontogrammi, radiografie, fotografie intraorali, scansioni digitali, modelli, descrizioni dei trattamenti e altra documentazione sanitaria.
Le evidenze dentali hanno invece un significato più ampio. Possono emergere anche da fonti che non sono state originariamente prodotte per finalità sanitarie o identificative.
«Quando cerchiamo di identificare una persona non dobbiamo pensare soltanto alla cartella del dentista», precisa Nuzzolese. «Sono cruciali sia le informazioni odontoiatriche sia le evidenze dentali disponibili. Una fotografia, un ritratto nel quale siano visibili i denti, un selfie sorridente o una radiografia datata possono contenere elementi utili al confronto.»
Questo significa che, soprattutto quando una cartella odontoiatrica non è disponibile, la ricerca dei dati ante-mortem può essere estesa ad altre fonti.
Anche un selfie può diventare un dato ante-mortem
Nell’epoca degli smartphone e dei social network esiste una quantità di immagini personali che non era disponibile alle generazioni precedenti.
Un selfie nel quale i denti siano chiaramente visibili, una fotografia familiare, un ritratto, immagini scattate durante una cerimonia o altri documenti fotografici possono mostrare caratteristiche dentali osservabili: denti mancanti, diastemi, rotazioni, affollamenti, forma e posizione degli elementi anteriori, particolari restauri visibili o altre caratteristiche del sorriso.
Queste immagini non equivalgono automaticamente a una cartella odontoiatrica o a una radiografia diagnostica e il loro valore deve essere valutato scientificamente caso per caso. Possono però costituire evidenze complementari molto utili, soprattutto quando la documentazione clinica è scarsa o non più reperibile.
Anche una radiografia datata possiede un valore particolare: oltre a documentare caratteristiche non visibili esternamente, permette di collocare con certezza quelle condizioni dentali in un determinato momento della vita della persona.
Non basta trovare dei denti: occorre costruire il confronto
Quando vengono rinvenuti resti umani non identificati, l’odontoiatra forense effettua un esame sistematico delle strutture dentarie e raccoglie i dati post-mortem.
Il problema successivo è individuare una possibile identità e reperire materiale ante-mortem con cui confrontarli.
Il confronto può riguardare: denti presenti e mancanti, restauri e otturazioni, corone, ponti e impianti, terapie canalari, forma delle radici, posizione, inclinazione, rotazione o affollamento dei denti, caratteristiche anatomiche visibili radiograficamente, anomalie e trattamenti particolari, caratteristiche dentali riconoscibili in fotografie, ritratti e selfie.
La concordanza di molteplici caratteristiche viene valutata nell’ambito di un processo scientifico e multidisciplinare che può coinvolgere odontologia forense, antropologia, genetica e medicina legale.
La ricerca ante-mortem va oltre lo studio dentistico
Questa prospettiva modifica anche il modo di affrontare la ricerca delle informazioni su una persona scomparsa. Individuare il dentista che la seguiva rimane estremamente importante, perché può consentire di recuperare documentazione clinica e radiologica di elevato valore. Ma la ricerca non dovrebbe necessariamente fermarsi se quella documentazione non esiste più.
Familiari e persone vicine possono contribuire individuando vecchie radiografie datate, fotografie personali, ritratti e immagini digitali nelle quali sia visibile il sorriso. Anche telefoni, computer, archivi fotografici familiari e account digitali, quando legittimamente accessibili dalle autorità o dagli aventi diritto, possono contenere materiale potenzialmente utile.
«L’obiettivo è ricostruire il miglior profilo odontologico ante-mortem possibile utilizzando tutte le fonti attendibili disponibili», osserva Nuzzolese. «La documentazione clinica rimane fondamentale, ma non è l’unica fonte di informazione.»
Persone scomparse: quando l’odontologia forense diventa anche attività umanitaria
L’identificazione non è soltanto un problema tecnico o investigativo. Dietro una persona senza nome può esserci una famiglia che da anni attende di sapere cosa sia accaduto a un proprio congiunto.
Il Laboratorio di Ricerca in Identificazione Personale e Odontologia Forense diretto da Nuzzolese svolge anche attività pro bono a favore delle famiglie delle persone scomparse, contribuendo alla ricerca, raccolta e valorizzazione delle informazioni odontoiatriche e delle evidenze dentali potenzialmente utili ai processi identificativi.
«Identificare una persona significa certamente applicare un metodo scientifico, ma significa anche restituire identità e dignità alla persona deceduta e, quando possibile, fornire una risposta a una famiglia che continua ad aspettare», evidenzia Nuzzolese. «È questa una delle dimensioni umanitarie dell’odontologia forense.»
Il caso di Bergamo: le risposte devono ancora arrivare
Per i resti ritrovati nel muro dell’ex bar di Borgo Santa Caterina è ancora prematuro formulare conclusioni. Gli specialisti dovranno studiare i reperti, contribuire alla ricostruzione del profilo biologico e determinarne l’epoca. Parallelamente, le indagini potranno ricostruire la storia dell’immobile e delle persone che nel corso del tempo hanno frequentato o utilizzato quei locali.
La presenza dei resti all’interno di un muro, da sola, non consente di stabilire né quando né perché vi siano stati collocati. Saranno gli accertamenti scientifici e investigativi a dover fornire risposte.
Nei denti può rimanere scritta un’identità
Siamo abituati a pensare ai denti in relazione alla masticazione, alla prevenzione, al dolore o all’estetica del sorriso. L’odontologia forense mostra una dimensione molto diversa della stessa anatomia.
Un’otturazione, una corona, un trattamento canalare, un impianto, la particolare forma di una radice o la disposizione dei denti possono sopravvivere alla persona. E dall’altra parte del confronto potrebbe esserci una cartella odontoiatrica, una radiografia di molti anni prima oppure, in determinate circostanze, persino una fotografia o un selfie.
Il mistero dei resti rinvenuti a Bergamo è ancora aperto. Ma la presenza di denti nel cranio ritrovato nel muro ricorda qualcosa che l’odontologia forense conosce bene: nel processo identificativo non sono cruciali soltanto le informazioni odontoiatriche conservate negli archivi sanitari. Possono esserlo anche tutte quelle evidenze dentali attendibili che una persona ha lasciato dietro di sé nel corso della propria vita.



