Parodontite, come salvare i denti senza bisturi: il laser e il microscopio spiegati dal Prof. Emilio Nuzzolese
La parodontite è una malattia silenziosa ma fermabile. Laser e microscopio operatorio permettono trattamenti più precisi, meno invasivi e con recupero più rapido, salvando denti che un tempo si sarebbero persi. La regola d’oro resta la prevenzione: intervenire ai primi segnali.
Gengive che sanguinano quando ti lavi i denti. Un alito che non se ne va, per quanto tu ti spazzoli. Un dente che, un giorno, sembra essersi allungato o aver iniziato a muoversi. Sono i primi segnali di una malattia silenziosa che colpisce milioni di persone: la parodontite. La buona notizia è che oggi si può fermare, spesso senza il temuto bisturi. Ne parliamo con il 𝗣𝗿𝗼𝗳. 𝗘𝗺𝗶𝗹𝗶𝗼 𝗡𝘂𝘇𝘇𝗼𝗹𝗲𝘀𝗲.
Professore, partiamo dall’inizio. Lei usa il laser da oltre trent’anni. Com’è cominciata?
Domanda semplice: cos’è la parodontite?
«È un’infezione dei tessuti che sostengono il dente, gengiva e osso, di natura batterica. Se trascurata, distrugge lentamente il supporto del dente fino a farlo muovere e poi cadere. Il problema è che spesso avanza senza dolore o con un dolore sottovalutato. Il paziente se ne accorge quando è già in fase avanzata, ma sono numerosi i colleghi che come si occupano anche di parodontologia».
Quali sono i segnali che un cittadino non dovrebbe ingorare?
Arriviamo al laser. Perché è così importante nella cure delle gengive?
«Il laser permette un approccio meno invasivo rispetto alla chirurgia tradizionale. In molti casi si riduce il sanguinamento durante il trattamento, si limita il gonfiore e il paziente recupera più in fretta. Agisce inoltre in profondità nelle tasche parodontali, dove il batterio si annida, con grande precisione. Per chi ha paura del bisturi, è un cambio di prospettiva.»
E che ruolo ha il microscopio ottico?
«Il microscopio è i miei occhi potenziati. Mi permette di vedere ciò che a occhio nudo sfugge: depositi sotto la gengiva, dettagli anatomici, radici. Vedere meglio significa curare meglio e in modo più mirato. La precisione non è un vezzo tecnologico: è ciò che fa la differenza tra fermare la malattia e inseguirla.»
Un messaggio ricorrente è che la bocca riguarda tutto il corso. È così?
«Assolutamente sì. La parodontite non resta confinata in bocca. È collegata a diabete, malattie cardiovascolari e alla salute generale. Può creare complicanze in gravidanza e ci sono anche correlazioni con l’artrite reumatoide. Curare le gengive significa proteggere tutto l’organismo. È un concetto che i cittadini devono interiorizzare: la salute orale è salute, punto.»
Un consiglio per i nostri lettori?
«Non aspettate il dolore. Il dolore, con la parodontite, arriva tardi. Un controllo dal vostro dentista oggi vi può risparmiare la perdita dei denti domani. La tecnologia c’è, è affidabile e lavora per voi. Il primo passo, però, resta sempre lo stesso: mettere il paziente al primo posto ed avere il proprio medico dentista di fiducia.»



