Disastri di massa e identificazione delle vittime: Emilio Nuzzolese richiama il ruolo degli odontoiatri forensi
L’Italia dispone già di disposizioni nazionali e protocolli internazionali per identificare le vittime delle catastrofi. Ma siamo realmente preparati ad applicarli? Il prof. Emilio Nuzzolese, fondatore e presidente della OdV Dental Team DVI Italia, richiama la necessità di integrare stabilmente le competenze odontologico-forensi nei sistemi di intervento e valorizzare il volontariato specialistico.
Identificare le vittime è parte della risposta a una catastrofe
Quando si verifica un disastro ferroviario, un terremoto, un incidente aereo o un’altra emergenza con numerose vittime, l’attenzione si concentra comprensibilmente sulle operazioni di soccorso.
Esiste però un’altra fase, altrettanto delicata, che riguarda le persone decedute: l’identificazione scientifica delle vittime e la restituzione delle loro spoglie alle famiglie.
Un’attività complessa, che richiede competenze medico-legali, odontologico-forensi, antropologiche, genetiche e investigative, oltre a strutture, attrezzature e procedure operative coordinate.
Il recente intervento del prof. Francesco Introna, presidente della Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni (SIMLA), pubblicato da Unimondo il 28 luglio 2026, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di un piano nazionale per la gestione medico-legale delle vittime di disastri di massa.
Una riflessione condivisa dal prof. Emilio Nuzzolese, Professore Associato di Medicina Legale all’Università degli Studi di Torino, odontoiatra forense e fondatore della OdV Dental Team DVI Italia, organizzazione di volontariato che riunisce professionisti con competenze specifiche nell’identificazione umana.
Secondo Nuzzolese, il problema non riguarda soltanto la disponibilità di risorse economiche e strutturali, ma anche la capacità di riconoscere e attivare tempestivamente tutte le professionalità necessarie.
L’Italia ha già una direttiva che riconosce gli odontoiatri forensi
Un aspetto poco conosciuto riguarda la presenza di disposizioni nazionali che prevedono espressamente il coinvolgimento delle competenze odontologico-forensi.
La Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 19 luglio 2022, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 3 ottobre 2022, contiene gli indirizzi operativi per la gestione dei deceduti in seguito agli eventi emergenziali di protezione civile.
Il provvedimento prevede, tra l’altro, che Regioni e Province autonome effettuino una ricognizione periodica delle risorse specialistiche disponibili, comprendendo anche gli odontoiatri con competenze di odontologia forense.
La direttiva richiama inoltre la necessità di predisporre procedure per l’attivazione e l’impiego delle risorse individuate, nel rispetto delle competenze delle autorità coinvolte.
Si tratta di un riconoscimento importante: l’odontologia forense non dovrebbe essere considerata una competenza da ricercare soltanto dopo una catastrofe, ma una risorsa da individuare preventivamente.
Rimane tuttavia una domanda fondamentale: quanti odontoiatri forensi sono stati effettivamente censiti e inseriti nelle procedure operative regionali? Per il Prof. Nuzzolese, una previsione normativa, per quanto importante, non equivale automaticamente a una capacità operativa.
Perché i denti sono fondamentali nell’identificazione delle vittime
L’odontologia forense rappresenta una delle principali metodiche scientifiche utilizzate nell’identificazione umana. I denti possiedono caratteristiche anatomiche individuali e possono conservare informazioni anche quando il corpo è gravemente alterato.
Otturazioni, corone, ponti, impianti, trattamenti canalari, denti mancanti e caratteristiche radiologiche costituiscono elementi potenzialmente utili per confrontare i resti di una persona con le informazioni raccolte durante la sua vita.
Le procedure internazionali di Disaster Victim Identification (DVI) sviluppate da INTERPOL riconoscono tre metodi primari di identificazione: impronte digitali; comparazione odontologica; analisi del DNA.
Una radiografia conservata dal dentista può restituire un nome
Uno degli aspetti meno conosciuti dell’identificazione odontologica riguarda proprio il valore delle informazioni raccolte durante la normale attività clinica. Una radiografia panoramica, un’endorale, una cartella odontoiatrica o la documentazione relativa a un impianto possono diventare, anche molti anni dopo, elementi preziosi per identificare una persona.
La raccolta dei dati ante-mortem può coinvolgere odontoiatri, strutture sanitarie e familiari, anche a grande distanza dal luogo del disastro.
In determinate circostanze possono essere utili anche fotografie personali, ritratti e immagini digitali nelle quali siano riconoscibili caratteristiche dentali individuali.
Questo significa che l’identificazione delle vittime non si svolge esclusivamente sul luogo della catastrofe. Richiede una rete organizzata di competenze, informazioni e comunicazioni, capace di operare anche tra territori e Paesi differenti.
Dental Team DVI Italia: il volontariato qualificato al servizio dell’identificazione
Nel 2016 Emilio Nuzzolese ha fondato Dental Team DVI Italia (poi riconiata Dental Team DVI Europe), organizzazione di volontariato costituita per riunire odontoiatri con competenze specifiche nell’identificazione delle vittime. L’obiettivo è mettere a disposizione delle autorità, gratuitamente e secondo modalità di collaborazione appropriate, competenze professionali che possono integrare quelle già presenti nelle strutture istituzionali.
In occasione del disastro ferroviario avvenuto in Puglia nel luglio 2016, volontari dell’organizzazione hanno partecipato alle attività connesse all’emergenza, offrendo il proprio contributo specialistico.
L’esperienza ha confermato l’importanza di poter contare su professionisti qualificati, disponibili a intervenire anche in situazioni complesse. Nuzzolese sottolinea tuttavia un principio essenziale:
«Il volontariato specialistico non può e non deve sostituire le responsabilità istituzionali, né rappresentare un’alternativa agli investimenti pubblici necessari per organizzare un sistema nazionale DVI».
La disponibilità gratuita dei professionisti non elimina infatti la necessità di formazione, attrezzature, sicurezza, coperture assicurative, verifica delle competenze e coordinamento operativo.
Il volontariato qualificiato può rappresentare una risorsa aggiuntiva, purché venga inserito in procedure riconosciute e sottoposto al coordinamento delle autorità competenti.
La riflessione avviata dal presidente SIMLA Francesco Introna rappresenta, secondo Nuzzolese, un’occasione importante per verificare lo stato di preparazione del sistema italiano.
<La proposta è avviare un confronto tra Dipartimento della Protezione Civile, Regioni, Prefetture, autorità competenti, comunità medico-legale e odontologico-forense e organizzazioni specialistiche qualificate, partendo dall’effettiva attuazione della direttiva nazionale del 2022.
Come fondatore e presidente di Dental Team DVI Italia e responsabile del LIPOF (laboratorio di ricerca nella identiciazione e odontologia forense) Nuzzolese conferma la disponibilità dell’organizzazione a contribuire a questo percorso.
Il messaggio conclusivo è chiaro:
«La normativa nazionale riconosce le competenze. INTERPOL definisce le procedure. I professionisti qualificati esistono e alcuni sono già disponibili a intervenire gratuitamente. Ciò che dobbiamo verificare è se queste risorse siano realmente conosciute, coordinate e pronte a essere attivate».
La preparazione di un Paese davanti a una catastrofe non si misura soltanto dalla capacità di soccorrere i sopravvissuti. Si misura anche dalla capacità di identificare scientificamente le vittime, restituire loro un nome e garantire alle famiglie il diritto di conoscere la verità.


