Emilio Nuzzolese ad Adelaide: quando l’odontologia forense restituisce un’identità

Dall’Italia all’Australia per parlare di identificazione delle vittime, odontologia forense e nuove tecnologie. Il prof. Emilio Nuzzolese, Visiting Professor 2026 della Northern Community Health & Research Foundation, protagonista ad Adelaide di un confronto internazionale sul ruolo dei denti nell’identificazione umana.

Emilio Nuzzolese Visiting Professor ad Adelaide

Una radiografia eseguita anni prima dal dentista. Un’otturazione. Una corona protesica. Un impianto. La particolare posizione di un dente. Informazioni nate durante una normale attività odontoiatrica possono, in circostanze completamente diverse, diventare elementi preziosi per contribuire a restituire un’identità a una persona.
È uno dei temi portati ad Adelaide dal professor Emilio Nuzzolese, dell’Università di Torino, in occasione della plenaria “Forensic Odontology for Casework: Global and Local Perspectives”, organizzata dalla Northern Community Health & Research Foundation nell’ambito della prima NCHRF Research Week.

L’evento, svoltosi il 22 settembre 2026 al National Wine Centre di Adelaide, ha avuto come momento centrale il Visiting Professor’s Address di Nuzzolese, dedicato all’esperienza internazionale dell’odontologia forense applicata ai casi di identificazione delle vittime.

Che cosa fa realmente un odontoiatra forense?

Per il grande pubblico l’odontoiatria è associata soprattutto alla prevenzione, alla cura dei denti e alla riabilitazione del sorriso. Esiste però un altro settore, meno conosciuto: l’odontostomatologia forense.
Una delle sue principali applicazioni riguarda l’identificazione di persone decedute quando il riconoscimento visivo non è possibile o non è affidabile, per esempio in presenza di resti scheletrizzati, decomposti o gravemente alterati oppure in occasione di disastri con numerose vittime.
I denti possiedono caratteristiche anatomiche individuali e, soprattutto, conservano le tracce delle cure ricevute durante la vita. Otturazioni, trattamenti canalari, forma delle corone dei denti, ponti, protesi, impianti, denti mancanti e caratteristiche radiografiche possono concorrere alla costruzione di un vero e proprio profilo odontologico individuale.

Dalla cartella del dentista all’identificazione

Il principio dell’identificazione odontologica è relativamente semplice da comprendere. L’odontoiatra forense documenta le caratteristiche dentali osservate sulla persona deceduta, raccogliendo i cosiddetti dati post-mortem.
Queste informazioni vengono quindi confrontate con i dati ante-mortem, cioè quelli riferibili alla persona quando era in vita. Ed è qui che la normale attività del dentista può assumere, eccezionalmente, un valore forense.
Cartelle cliniche, odontogrammi, radiografie panoramiche ed endorali, fotografie, scansioni digitali e documentazione dei trattamenti possono fornire elementi preziosi per il confronto.
Ma le informazioni utili non provengono necessariamente soltanto dallo studio odontoiatrico. Fotografie personali, ritratti e persino selfie nei quali siano chiaramente visibili i denti possono, in determinate circostanze, documentare caratteristiche del sorriso utili a integrare il profilo odontologico ante-mortem.

Una disciplina internazionale

La plenaria australiana ha permesso di mettere a confronto esperienze provenienti da contesti differenti. La NCHRF ha presentato Nuzzolese come internationally-recognised academic clinician nell’ambito del casework odontologico-forense per l’identificazione delle vittime. Al suo intervento è seguita una panel con John Berketa e Sher-Lin Chiam, dontoiatri forense della Forensic Odontology Unit dell’Adelaide University.
Il confronto tra prospettive globali e pratica sud-australiana mostra un aspetto fondamentale della disciplina: procedure e organizzazioni possono cambiare da un Paese all’altro, ma il metodo identificativo richiede sempre documentazione, comparazione, competenza specialistica e collaborazione interdisciplinare.

Anche l’intelligenza artificiale entra nell’odontologia forense

Uno dei temi affrontati ad Adelaide è stato il contributo delle nuove tecnologie. La stessa NCHRF ha indicato tra gli obiettivi della sessione la comprensione di come l’intelligenza artificiale stia supportando il lavoro odontologico-forense in South Australia.

L’AI può contribuire, per esempio, alla gestione e all’analisi di grandi quantità di immagini e informazioni, facilitando alcune attività di ricerca e confronto. Ma tecnologia e automazione non eliminano la necessità dell’esperto. Il significato di una concordanza, la qualità dei dati utilizzati, le possibili discrepanze e il peso identificativo delle diverse caratteristiche devono essere interpretati nel contesto del caso.
In altre parole, l’intelligenza artificiale può diventare uno strumento di supporto, non un sostituto della responsabilità professionale e del ragionamento umano.

Dall’identificazione alla dimensione umanitaria

L’identificazione personale non rappresenta soltanto la soluzione di un problema tecnico. Una persona senza nome può essere una persona scomparsa che una famiglia continua a cercare.
Per questo l’odontologia forense possiede anche una dimensione umanitaria. Nuzzolese è responsabile del Laboratorio di Ricerca nella Identificazione Personale e Odontologia Forense (LIPOF), che svolge anche attività pro bono a sostegno delle famiglie delle persone scomparse, contribuendo alla ricerca e alla valorizzazione delle informazioni odontoiatriche potenzialmente utili all’identificazione.
In questa prospettiva, identificare significa qualcosa di più che attribuire correttamente un nome a dei resti. Significa restituire identità, dignità e diritti umani alla persona deceduta e, quando possibile, fornire una risposta alla sua famiglia.

Perché tutto questo riguarda anche il vostro dentista

Il collegamento tra odontoiatria clinica e identificazione forense può sembrare lontano, ma nasce proprio dalla pratica quotidiana.
Una radiografia effettuata oggi per programmare una cura potrebbe, in circostanze eccezionali, può diventare in futuro una fonte di informazioni identificative. Per questo la corretta produzione e conservazione della documentazione odontoiatrica ha un valore che va oltre gli aspetti amministrativi.
C’è anche un messaggio rivolto ai cittadini: quando una persona scompare, sapere quale dentista la seguiva e poter recuperare la sua documentazione odontoiatrica può essere estremamente importante.

Dai denti a un nome

L’esperienza presentata ad Adelaide mostra quindi un volto dell’odontoiatria molto diverso da quello al quale siamo abituati. Gli stessi denti che vengono curati, fotografati e radiografati durante la vita possono diventare, in circostanze eccezionali, una fonte di informazioni per l’identificazione. Ed è forse proprio questo uno degli aspetti più significativi dell’odontostomatologia forense: trasformare informazioni dentali e odontoiatriche in elementi capaci di contribuire a restituire un nome, una storia e una dignità a una persona.

Fonte essenziale

Northern Community Health & Research Foundation, Forensic Odontology for Casework: Global and Local Perspectives, NCHRF Research Week 2026.

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Prof. Emilio Nuzzolese
Medico-Odontoiatra (n. 885 albo odontoiatri Bari) e Giurisperito
Docente di Medicina Legale e Odontologia Forense (Università di Torino), Consulente Tecnico d'Ufficio e Perito (Tribunale di Bari). Impegnato nell'Odontoiatria Sociale e nella Divulgazione Scientifica.
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