“Medicina territoriale”: la proposta geniale e rivoluzionaria della FNOMCeO

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Addio al “vecchio” medico di famiglia, che visita da solo nel suo studio, armato di sfigmomanometro, fonendoscopio e della sua esperienza di clinico: la medicina territoriale del futuro si farà in team multiprofessionali. E, portando i professionisti “al letto del paziente”, migliorerà la presa in carico degli assistiti.
È questa la visione della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (FNOMCeO), presentata oggi pomeriggio in Audizione presso la Commissione Igiene e Sanità del Senato dal suo Presidente, Filippo Anelli. Una visione condivisa, nella sostanza, anche dal Ministro della Salute. Dalla medicina di famiglia alla continuità assistenziale, dalle Usca agli ospedali di comunità, dalla medicina scolastica alla formazione e al ricambio generazionale, la Medicina territoriale viene presa in esame in tutte le sue declinazioni.

Ed è proprio questo il testo che è stato portato in audizione il 21 ottobre al Senato dal Presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli.

“Appare necessario pensare ad una sanità territoriale “nuova”, ispirata ad una vision in grado di rispondere alla domanda di salute presente e futura del Paese, che possa essere realmente integrata da un punto di vista organizzativo sia al suo interno sia con le strutture ed equipe ospedaliere e che possa essere in grado di valorizzare le specificità di tutti i suoi attori, pur nelle diverse peculiarità, al fine di rispondere al crescente bisogno di salute della popolazione nel nostro Paese”.

“All’interno di tale modalità di lavoro diventa essenziale tener conto delle spinte motivazionali dei professionisti – esplicita ancora la Federazione – Il medico di famiglia ha come proprio obiettivo lavorativo il rapporto continuativo con il cittadino, con il quale stabilisce un rapporto di fiducia, con un approccio mirato non alla semplice intercettazione dei problemi, ma al “problem solving”. Il medico di medicina generale si rapporta con le altre figure professionali integrandosi con le loro specifiche competenze e autonomie. L’infermiere e l’assistente sanitario svolgono la funzione di “case manager” mentre al medico di medicina generale è attribuita la funzione di “clinical manager”. Tale funzione può essere svolta con efficacia con un approccio che veda la presenza dell’infermiere e dell’assistente sanitario come componenti di un microteam insieme al medico. In tal senso il rapporto di convenzione comune per tutti i professionisti del team appare il più rispondente a questo modello di presa in carico basato sulla condivisione di azioni, obiettivi, risultati anche economici rafforzato dal rapporto di fiducia con i propri pazienti”.

Riteniamo molto efficace e innovativa la proposta che permette non solo una migliore gestione del paziente, ma anche una ottimizzazione delle risorse di medici e operatori sanitari. L'azione di coordinamento permetterà di eliminare interruzioni assistenziali, frammentazione di interventi e il potenziamento della salute del cittadino.

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