L’implantologia osteointegrata
L’implantologia ha avuto un grande sviluppo negli ultimi anni soprattutto grazie all’utilizzo degli impianti endossei osteointegrati.
L’implantologia ha avuto un grande sviluppo negli ultimi anni soprattutto grazie all’utilizzo degli impianti endossei osteointegrati.
L’osteointegrazione è il processo con cui una vite in titanio puro infissa nell’osso e lasciata sommersa dalla gengiva senza alcun carico per un periodo di 2-3 mesi si integra nell’osso stesso.
La procedura operativa consta di due fasi: una chirurgica e una protesica. La fase chirurgica viene eseguita in campo sterile e in anestesia locale. La fase protesica viene eseguita dopo i 2-3 mesi di attesa dall’intervento e consiste in diversi appuntamento nei quali sono rilevate le impronte delle arcate dentarie e degli impianti. Una volta sviluppate le impronte con dei modelli in gesso e l’articolare (uno strumento che simula i movimenti della bocca in laboratorio) si procede alla scelta del pilastro e al confezionamento del dente in ceramica.
La terapia implanto-protesica per eseguire la cosidetta protesi fissa è oggi da preferire alla terapia protesica tradizionale (valutando però caso a caso). Il ‘ponte fisso’ tradizionale prevede, infatti, la limatura (monconizzazione) dei pilastri adiancenti alla zona edentula. Se questi denti sono in buono stato è decisamente sconveniente (da un punto di vista biologico!) rovinarli per mettere uno o più denti artificiale che possono, invece, essere inseriti attraverso l’implantologia.
E’ fondamentale rivolgersi ad un odontoiatra praparato sull’argomento poichè è bene che il paziente non si faccia false aspettative.
Devono essere eseguite alcune valutazioni prima di procedere all’intervento per verificare se il paziente è idoneo o meno a ricevere gli impianti.
Pur in presenza di un intervento eseguito con diligenza e perizia si possono verificare casi di insuccesso implantologico che viene spesso indicato con il termine improprio di ‘rigetto’.
Il rigetto = mancata osteointegrazione è valutato, sulla base delle letteratura scientifica, in ragione del 3 per cento dei casi. Il paziente potrà, comunque, rieseguire l’intervento d’implantologia senza che il primo insuccesso sia determinante sul re-intervento.
E’ interessante approfondire anche l’argomento dell’implantologia impiegata per una soluzione protesica di tipo mobile (overdenture) a cui si rimanda la lettura dell’apposita scheda.

