13 Settembre. Giornata contro la violenza sugli operatori medici e sanitari

921 Visite totali, 3 visite odierne

A Bari, presso il Teatro Royal, nell’ambito della Giornata dedicata ai medici vittima di violenza, presentata un’analisi preliminare dei dati risultati dalla survey aperta a tutti gli operatori sanitari italiani

Il 50% degli intervistati ha subito, nell’ultimo anno, aggressioni verbali; il 4% è stato vittima di violenza fisica. Sono agghiaccianti i primi dati che vengono fuori dall’analisi del questionario messo on line a fine luglio dalla Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo) - e rivolto a tutti medici e gli operatori sanitari italiani - con l’obiettivo di avere numeri aggiornati e completi sul fenomeno della violenza contro i medici. Fenomeno che sta diventando sempre più una vera emergenza di sanità pubblica, tanto da stimolare l’intervento del Governo che, ad agosto, ha presentato un Disegno di Legge per arginarlo.

I dati sono stati presentati a Bari, il 13 Settembre scorso, durante la celebrazione della Giornata contro la violenza sugli operatori sanitari, dedicata alla memoria di Paola Labriola, la psichiatra uccisa da un suo paziente, e a quella di tutte le altre vittime.

Al questionario – che, proposto dall’Associazione Scientifica Nazionale Hospital & Clinical Risk Managers ed elaborato dal professor Alberto Firenze dell’Università di Palermo, rimarrà aperto sino al 30 settembre - hanno risposto sinora più di 5000 professionisti sanitari, per la maggior parte (il 73%) medici (ospedalieri, del territorio, convenzionati, liberi professionisti, di strutture pubbliche e private), seguiti da ostetrici (5%) infermieri (3%) odontoiatri (3%) e altri operatori, e in maggioranza (il 56%) donne. Sono arrivate risposte da tutte le Regioni, con in testa il Piemonte (circa il 21%), seguito dalla Lombardia (16%), dalla Puglia (12%) e dalla Toscana (9%).

Più del 56% di chi ha subito violenza ritiene che l’aggressione potesse essere prevista, anche se il 78% degli intervistati non sa se esistano o meno procedure aziendali per prevenire o gestire gli atti di violenza. Oltre il 38% degli operatori sanitari si sente poco o per nulla al sicuro e più del 46% è abbastanza o molto preoccupato di subire aggressioni.

“Uno dei dati a nostro avviso più allarmanti – spiega il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli – è la rassegnazione che emerge dalle risposte dei nostri colleghi: il 48% di chi ha subito un’aggressione verbale ritiene l’evento ‘abituale’, il 12% ‘inevitabile’, quasi come se facesse parte della routine o fosse da annoverare tra i normali rischi professionali. Le percentuali cambiano di poco in coloro che hanno subito violenza fisica: quasi il 16% ritiene l’evento ‘inevitabile’, il 42% lo considera ‘abituale’”.

“La vicenda di Paola Labriola, la collega che oggi siamo qui a ricordare - ha continuato Anelli - ha rappresentato un punto di svolta. Paola aveva più volte denunciato di non svolgere la sua professione in condizioni di sicurezza, era andata anche dai Carabinieri. La sua morte ci insegna che non bastano più le parole: è il momento delle decisioni e delle azioni mirate a contrastare questo fenomeno”.

“Anche la Politica se ne è accorta - ha affermato ancora Anelli - abbiamo chiesto che il reato delle aggressioni contro gli operatori sanitari fosse perseguibile d’ufficio. Questo perché il più delle volte il medico aggredito non denuncia, per vergogna, per rassegnazione, ma anche per paura, se minacciato dagli aggressori che gli intimano il silenzio (...). Auspichiamo che il Disegno di Legge di iniziativa governativa, durante l’iter parlamentare, si arricchisca degli spunti presenti nelle altre proposte di Legge sulla materia - ha concluso, a margine dell’evento - in modo da avere in tempi rapidi una Legge efficace per arginare quella che sta diventando una vera emergenza di sanità pubblica”.

 

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *