Il futuro dell’odontologia forense: quando i denti restituiscono identità, memoria e giustizia

Immagini tridimensionali, intelligenza artificiale, analisi molecolari e archivi digitali stanno ampliando le possibilità dell’odontologia forense. Ma il progresso più importante resterà profondamente umano: riconoscere una persona, dare risposte alle famiglie e mettere la scienza al servizio della giustizia.

Ogni sorriso racconta una storia, anche quando non può più essere raccontata

Pensiamo ai denti soprattutto in relazione alla salute, alla masticazione o all’estetica. Eppure, in determinate circostanze, la bocca diventa anche un prezioso archivio biografico e persino una fonte di prova. La forma dei denti, le otturazioni, le cure canalari, le protesi, gli impianti e perfino il modo in cui i denti si sono consumati nel tempo compongono una storia individuale. Le radiografie e le scansioni eseguite durante la vita possono conservarne una traccia ancora più precisa.
È su queste informazioni che lavora l’odontologia forense: una disciplina posta all’incontro tra odontoiatria, medicina legale, antropologia, diritto e scienze forensi. Il suo compito non è soltanto osservare dei denti, ma trasformare dati clinici e biologici in elementi scientifici comprensibili, verificabili e utili.
In caso di persone scomparse, disastri, conflitti o corpi non identificati, questa competenza può contribuire a restituire un nome a chi non può più parlare. E restituire un nome significa anche restituire una storia, consentire a una famiglia di conoscere la verità e permettere alla giustizia di compiere il proprio percorso.

Perché proprio i denti?

I denti e molti materiali utilizzati per curarli sono particolarmente resistenti. Possono conservare informazioni anche quando altri caratteri di riconoscimento non sono più disponibili. Non esiste, tuttavia, un “dente che identifica da solo”: l’identificazione nasce dal confronto rigoroso tra i dati raccolti dopo il ritrovamento e quelli prodotti quando la persona era in vita.
Una vecchia radiografia panoramica, una piccola radiografia endorale, la descrizione accurata di una corona o di un impianto, una scansione intraorale e una cartella clinica ben compilata possono diventare decisivi. Ma anche una fattura del dentista e immagini selfie che raffigurano il sorriso. La dentatura naturale è importante, ma lo sono altrettanto le tracce lasciate dalle cure ricevute nel corso degli anni.
Nelle procedure internazionali di identificazione delle vittime di disastri, i dati odontologici sono considerati da INTERPOL uno dei principali strumenti identificativi, insieme alle impronte digitali e al DNA. La loro efficacia dipende però dalla disponibilità e dalla qualità della documentazione con cui effettuare il confronto.

Dalla cartella cartacea all’identità odontologica digitale

Una delle trasformazioni più importanti è già iniziata negli ambulatori odontoiatrici. Radiografie digitali, fotografie cliniche, scansioni intraorali e immagini ottenute con tomografia computerizzata cone beam, quando clinicamente indicate, descrivono denti e strutture del volto con un dettaglio crescente.
Nel futuro questi dati potranno essere confrontati in modo più rapido e accurato, anche a distanza e tra Paesi diversi. I modelli tridimensionali consentiranno di osservare le strutture da più angolazioni, sovrapporre reperti acquisiti in momenti differenti e collaborare senza spostare fisicamente materiali fragili o difficili da trasportare fino a trasformarsi nella più potente banca dati per l’identificazione personale.

Si sono sviluppando anche approcci di autopsia odontologica virtuale, come la Virdentopsy, che puntano a integrare radiologia, scansioni 3D e documentazione digitale. Non si tratta di cancellare l’esame tradizionale, ma di affiancarlo con strumenti meno invasivi, ripetibili e facilmente condivisibili. Una ricostruzione digitale può essere riesaminata da altri esperti e conservata nel tempo, migliorando trasparenza e tracciabilità.
La vera sfida non sarà produrre sempre più immagini, ma renderle compatibili, sicure e realmente confrontabili. Servono procedure condivise, formati interoperabili e criteri internazionali per stabilire quando una corrispondenza sia sufficientemente solida.

L’intelligenza artificiale: un assistente veloce, non un giudice

L’intelligenza artificiale potrà aiutare l’odontologo forense a individuare e classificare i denti nelle immagini, confrontare numerosi esami radiografici, evidenziare possibili corrispondenze e contribuire alla stima dell’età.
In uno scenario con molte vittime o migliaia di cartelle da esaminare, la velocità di un sistema informatico può rappresentare un aiuto concreto. Ma una somiglianza proposta da un algoritmo non equivale a un’identificazione.
Il professionista deve conoscere la provenienza dei dati, valutare la qualità delle immagini, riconoscere eventuali errori e spiegare il grado di incertezza. Un sistema addestrato su campioni poco numerosi o non rappresentativi può offrire risultati meno affidabili quando viene applicato a persone di età, provenienza o caratteristiche differenti.
La letteratura più recente insiste perciò su un principio essenziale: l’intelligenza artificiale deve essere uno strumento di supporto alle decisioni, sottoposto a validazione indipendente e supervisione umana. L’algoritmo non possiede responsabilità medico-legale, non comprende il contesto e non può sostituire il giudizio motivato dell’esperto.

Non un solo dato, ma molte tessere dello stesso mosaico

Il futuro dell’identificazione sarà sempre più “multimodale”. Ciò significa mettere in relazione informazioni diverse: odontologiche, radiologiche, antropologiche, genetiche e, quando utili, molecolari.
Il dente è particolarmente prezioso anche perché può proteggere materiale biologico. Le tecniche future potrebbero ricavare informazioni dal DNA e da proteine conservate nei tessuti dentali con campionamenti sempre più mirati e meno distruttivi. Non sarà una gara tra odontologia e genetica: i risultati più robusti nasceranno dalla loro integrazione.
Questa abbondanza di dati richiede cautela. Ogni analisi deve rispettare protocolli contro la contaminazione, essere riproducibile e dichiarare chiaramente i propri limiti. Anche la tecnologia più avanzata perde valore se il percorso che conduce alla conclusione non può essere controllato da un altro esperto.

Dalle grandi catastrofi alla tutela dei diritti umani

L’odontologia forense è conosciuta soprattutto per il lavoro svolto dopo terremoti, incidenti aerei, incendi o altre catastrofi. In queste situazioni opera all’interno di squadre multidisciplinari e secondo procedure rigorose: raccolta dei dati sul luogo dell’evento, esame post mortem, ricerca delle informazioni ante mortem e riconciliazione finale.
La stessa competenza può essere determinante anche nella ricerca di persone scomparse, nelle migrazioni, nei conflitti e nelle indagini sulle violazioni dei diritti umani. L’identificazione non è un esercizio tecnico fine a sé stesso. È un atto di dignità verso la persona deceduta e una risposta dovuta ai familiari.
L’odontologia forense può inoltre contribuire, nelle persone viventi, alla documentazione di lesioni del distretto orale e facciale, alla valutazione dell’età quando questa abbia rilevanza giuridica e all’analisi forense di morsi umani. Si tratta di ambiti delicati, soprattutto nel caso di minori o persone vulnerabili: le conclusioni non devono mai trasformare una stima biologica in una certezza anagrafica. Devono essere espresse con prudenza, trasparenza e rispetto dei diritti individuali.

Il futuro avrà bisogno di regole comuni e professionisti preparati

Strumenti sofisticati non garantiscono automaticamente una scienza migliore. Servono odontologi adeguatamente formati, aggiornamento continuo, controlli di qualità, revisione tra pari e modalità di refertazione comprensibili anche ai magistrati e alle altre figure coinvolte.
Le società scientifiche internazionali stanno lavorando all’aggiornamento delle raccomandazioni per l’identificazione individuale e nelle catastrofi, la documentazione dei traumi dentali e la qualità delle relazioni peritali.
Un altro obiettivo sarà creare archivi di ricerca ampi, sicuri e rappresentativi delle diverse popolazioni, evitando che dati sensibili vengano utilizzati senza adeguate garanzie. Privacy e scienza non sono esigenze contrapposte: una buona governance dei dati è condizione necessaria perché l’innovazione meriti fiducia.

Anche il dentista di ogni giorno partecipa a questa missione

L’odontologia forense non comincia soltanto in un laboratorio o sulla scena di un disastro. Comincia anche durante una normale visita dal proprio dentista.
Compilare accuratamente la cartella clinica, associare le immagini alla persona corretta, descrivere i trattamenti eseguiti e conservare i dati secondo le norme significa offrire continuità di cura. In circostanze eccezionali, quella stessa documentazione può acquisire un valore identificativo.
Anche il cittadino può avere un ruolo: conoscere dove sono conservati i propri esami, non affidare l’intera memoria sanitaria a un telefono che può andare perduto e comunicare ai familiari il nome dei professionisti che lo hanno curato. Non occorre creare archivi domestici complessi. È sufficiente comprendere che una radiografia odontoiatrica non è una semplice immagine, ma parte della propria storia sanitaria. E lo è persino il proprio selfie mentre mostro i miei denti attraverso il sorriso.

Una scienza sempre più avanzata, proprio perché resta umana

Il futuro che auspico per l’odontologia forense non è fatto di macchine che pronunciano verdetti. È fatto di professionisti capaci di usare immagini 3D, algoritmi e analisi molecolari senza rinunciare al metodo critico, alla responsabilità e alla compassione.
Questa disciplina possiede una forza particolare: trasforma dettagli apparentemente silenziosi in informazioni capaci di ricostruire un’identità. Un’otturazione, la forma di una radice o il profilo di un seno mascellare possono diventare il punto di incontro tra una persona scomparsa e chi continua a cercarla.
Per questo l’odontologia forense merita di essere conosciuta e sostenuta. È una scienza del futuro, ma risponde a un bisogno antico e universale: essere riconosciuti come individui, nel rispetto della propria storia, della memoria e della dignità.

Anche presso Pronto Odontoiatria Nuzzolese di Bari, l’accuratezza della documentazione clinica e radiologica è parte integrante della qualità della cura: proteggere la salute orale significa anche custodire con responsabilità la storia odontoiatrica di ogni paziente.

Questo articolo ha finalità divulgative. Le applicazioni forensi richiedono competenze specialistiche, procedure validate e valutazioni multidisciplinari.


La documentazione odontoiatrica è parte della nostra identità

  • Comunica sempre dati anagrafici corretti allo studio odontoiatrico.
  • Conserva i referti e le copie degli esami che ti vengono consegnati.
  • Se cambi dentista, porta con te la documentazione precedente: può evitare esami non necessari e favorire la continuità delle cure.
  • Informa un familiare di fiducia su dove si trovano le tue principali informazioni sanitarie.
  • Non modificare o condividere radiografie e dati clinici senza attenzione: sono informazioni personali da proteggere.
  • Conserva copia delle fatture del dentista perché contengono anche informazioni cliniche importanti
  • Ricorda che il tuo sorriso contiene anche dati individualizzanti.
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Prof. Emilio Nuzzolese
Medico-Odontoiatra (n. 885 albo odontoiatri Bari) e Giurisperito
Docente di Medicina Legale e Odontologia Forense (Università di Torino), Consulente Tecnico d'Ufficio e Perito (Tribunale di Bari). Impegnato nell'Odontoiatria Sociale e nella Divulgazione Scientifica.
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