Emilio Nuzzolese

Intervista al dr. Emilio Nuzzolese, consulente tecnico e perito di odontoiatria legale e forense

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Esiste quindi anche in Italia la figura istituzionale dell’odontologo forense?

La denominazione ‘odontologo forense’ non è prevista nel nostro ordinamento giuridico ed universitario. Per questo motivo gli odontoiatri che si professano ‘odontologi forensi’, soprattutto in ambito peritale e non già di ricerca scientifica, utilizzano in modo improprio un ‘titolo’ che non esiste e che – a mio giudizio - può generare solo confusione soprattutto nei Tribunali.
Diverso il suo uso in ambito internazionale – la traduzione di forensic odontologist - che non presenta i limiti giuridici di un utilizzo in procedimenti civili e penali svolti nel territorio nazionale e che invece permette il più giusto inquadramento di quegli odontoiatri (ovvero dentisti) che si occupano di identificazione umana forense, analisi forense di un morso umano e stima dell’età attraverso metodi dentali.

Cosa dovrebbe fare un odontoiatra/dentista per occuparsi di medicina legale e odontologia forense e quindi svolgere attività peritale?

Il collega odontoiatra che intende svolgere l’attività di consulente tecnico in ambito medico-legale deve innanzitutto possedere una adeguata esperienza nella veste di odontoiatra. Da questo punto di vista ritengo che la più giusta maturità professionale si raggiunga almeno dopo cinque anni di attività clinica di odontoiatria.
Successivamente deve frequentare e mantenersi aggiornato nella disciplina che abbraccia sia l’ambito civile che quello penale. Per cui sarà imprescindibile avere una preliminare formazione teorica di base di approfondimento post-laurea in medicina legale e nelle scienze forense, seguita dall’ulteriore approfondimento in odontologia forense da svolgersi soprattutto attraverso corsi internazionali.
L’attività di consulenza peritale dovrà poi svilupparsi attraverso lo scambio simmetrico con il medico specialista in medicina legale che potrà guidare ovvero avviare l’odontoiatra alla criteriologia e all’approccio medico-legale che è giuridico ancorché medico.
È sempre preferibile per l’odontoiatra avere un istituto di medicina legale di riferimento anche per svolgere la sua attività al fianco di medici legali piuttosto che autonomamente perdendo spesso di vista le finalità della sua consulenza che non è odontoiatrica ma appunto odontologico-forense.

Perché è così importante essere preparati in odontoiatria e poi in medicina legale per svolgere un accertamento tecnico?

Basti pensare alle difficoltà e agli errori a cui può incorrere il ‘giovane’ odontoiatra consulente del Tribunale nel valutare e giudicare un trattamento specialistico che egli stesso ancora non svolge per inesperienza, come la chirurgia orale avanzata o l’ortodonzia.
Ritengo ancora più grave oltre che pericoloso per la salute del paziente ricorrente, l’atteggiamento di quei colleghi con più anni di lavoro alle spalle che ritengono invece di potersi improvvisare consulenti tecnici d’ufficio semplicemente perché iscritti all’albo dei CTU di un Tribunale ma senza aver frequentato corsi, seminari o master in ambito di odontoiatria legale e forense e per di più privi di quell’aggiornamento scientifico e medico-giuridico che caratterizza ogni specializzazione medica.

Ci può fare qualche esempio?

Sono numerosi i casi che affronto settimanalmente in cui i consulenti odontoiatri, nominati o convocati, dimostrano una mediocre o addirittura inesistente conoscenza delle procedure giuridiche fino a non comprendere le reali finalità e i limiti dell’accertamento che viene richiesto. Ad esempio il distinguo tra un ATP ed una CTU.
E questo è ancora più grave quando siamo in procedimenti penali, dove la preparazione in accertamenti e valutazioni di analisi come i morsi umani inferti in casi di omicidi o maltrattamenti sui minori o l’identificazione di soggetti scheletrizzati richiedono una profonda conoscenza delle procedure di analisi della odontologia forense che sono fuori dalla portata di qualunque odontoiatra.
Inoltre assisto anche alle difficoltà di comprendere il ruolo rivestito dal perito all’interno di una indagine giudiziaria in cui i parametri valutativi sono completamente diversi da quelli di un ambito esclusivamente odontoiatrico, poiché il perito odontoiatra deve analizzare, o almeno saper comprendere anche altri aspetti legati ad esempio alla scena del crimine, alle indagini di polizia giudiziaria e alle attività autoptiche svolte sulle eventuali vittime.

Che consiglio può dare ai suoi colleghi che intendono svolgere attività peritali?

Innanzitutto di essere estremamente prudenti nelle dichiarazioni e nelle valutazioni. Essere affiancato sempre da un odontoiatra con più esperienza in medicina legale anche ai fini formativi. Infine frequentare corsi di aggiornamento nelle scienze forensi e nella medicina legale proposti da società scientifiche nazionali ed internazionali.
Ne cito alcune: Società italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni, Società Italiana di Odontoiatria Legale e della Assicurazioni, Società Italiana di Odontologia Forense, Accademia Italiana di Odontoiatria Legale, American Academy of Forensic Sciences, American Society of Forensic Sciences, International Organization of Forensic Odontostomatology, International Dental Ethics and Law Society.

 

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